Ci stanno 3 bambini italiani, una donna di Roma, una di Recanati, una di Benevento, un pakistano, un maliano, un gambiano, due napoletani e un lombardo non leghista di Legnano (il paese con la statua di Alberto da Giussano); una palla, 7 sassi piatti.

Tutti e 12 in un parco di Roma giocano a Pitho Garam, lo sapesse il Ministro dell’Interno sarebbero dolori.

Pitho Garam è un gioco dove ci vuole astuzia, strategia, gioco di squadra, un po’ d’agilità, colpo d’occhio, un pizzico di individualismo.

È un gioco dell’Asia centro meridionale, India e Pakistan per capirci, quelli che non giocano a calcio ma a cricket avuto come lascito dagli inglesi.

Andrebbe fatto giocare nelle scuole italiane al posto del suo cugino semplice “palla prigioniera”.

Per giocarlo bastano 7 sassi piatti e una palla.

Una squadra difende, l’altra attacca.

Si costruisce una pila coi sassi, si sorteggia chi attacca e via

Chi attacca tira la palla contro la pila di sassi e a quel punto inizia il gioco vero e proprio.

La squadra attaccante deve distruggere la torretta con un lancio di pallina, la squadra che difende deve usare la palla per eliminare uno dei giocatori della prima squadra, mentre questi devono ricostruire la pila di sassi.

Se chi attacca ricostruisce la pila segna il punto, se chi difende colpisce con la palla uno dei giocatori attaccanti, prima che abbiano ricostruito la pila di 7 sassi, segna il punto e diventa attaccante.

Vince chi arriva prima a 7.

Si gioca minimo in 8, 4 per squadra.